Industria italiana in salute grazie all’export, ma in Italia la crisi si fa sempre sentire. Le prime anticipazioni dall’Analisi di settore UNIDI

Roberto Rosso è il presidente Key-Stone una società di ricerca specializzata nel monitorare ed analizzare il settore dentale. Da sempre partener di UNIDI per la realizzazione Analisi di settore, indagine giunta alla sua settima edizione e che anche quest’anno fotograferà il mercato della produzione e distribuzione italiano del dentale.

Dott. Rosso, leggendo i vostri dati, che 2012 è stato dal punto di vista dei consumi di prodotti odontoiatrici ed odontotecnici?
Il mercato a livello europeo continua con una lenta ma strutturale crescita. Il settore dentale, essendo inserito nel più ampio settore della salute da un lato e dell'estetica dall'altro, si pone in un contesto molto favorevole alla crescita e allo sviluppo, anche qualitativo.
Proprio lo sviluppo qualitativo, l'orientamento a soluzioni sempre migliori da parte dei dentisti, la costante ricerca e sviluppo dell'industria, fanno sì che il mercato acquisisca valore aggiunto a prescindere dalle quantità consumate, e ciò consente al settore di svilupparsi con indubbia vivacità.
Tutto ciò nonostante la crisi faccia comunque sentire i suoi effetti, con un rallentamento della crescita nell'ultimo triennio, ma pur sempre in un contesto positivo.
Tutto ciò consolidando il mercato a livello europeo. Va però considerato che il settore dentale è fortemente influenzato dalle politiche di welfare locali, caratteristiche di ogni singolo Paese. Ed effettuando un'analisi destrutturata per Paese si osserva una certa eterogeneità di performances.
In generale, possiamo affermare che i Paesi nei quali l'odontoiatria è anche solo parzialmente coperta dal servizio pubblico, da fondi integrativi o esistono sistemi di assicurazione radicati, le crescite sono più lineari e costanti (tra i grandi Paesi europei troviamo a titolo esemplificativo l'Inghilterra nel primo caso, la Germania nel secondo e la Francia nel terzo). Laddove abbiamo sistemi totalmente privati, e l'Italia (così come la Spagna) ne è il principale esempio, ci sono situazioni di forte eterogeneità, i dentisti sono infatti più orientati ad usare prodotti innovativi (e spesso costosi) ma la domanda risente molto delle situazioni economiche congiunturali, soprattutto per le terapie più costose per i cittadini, come quelle di riabilitazione protesica. Nel nostro paese, quindi, il tema della congiuntura internazionale che coinvolge tutto il mondo dall'autunno 2008, ha un peso importante nelle dinamiche evolutive del settore.

Per il mercato italiano quali sono i settori merceologici più in sofferenza e quali quelli che vanno meglio?
Certamente sono i consumi di base, quelli che hanno risentito meno della congiuntura negativa, lo stesso vale per i prodotti di consumo per il laboratorio, dove pur con unità in calo si osserva un costante rinnovamento delle produzioni in direzione dell'uso di tecnologie digitali.
Si tenga però conto che mai il settore aveva lamentato una situazione recessiva nei prodotti di consumo, neppure nel 2009, anno di grande difficoltà per l'impatto improvviso della congiuntura internazionale.
Diversa, direi molto grave, è la situazione rispetto alle apparecchiature, ciò è dovuto essenzialmente non tanto alle conseguenze dirette del presunto calo della domanda, ma piuttosto ad una crisi di fiducia dei dentisti italiani, che tendono a procrastinare eventuali investimenti, fatto salvo per le nuove tecnologie. Nell'ambito delle attrezzature, ha parzialmente contribuito al contenimento del calo l'apertura di un centinaio di nuovi medio/grandi studi dentistici inseriti nei circuiti dell'odontoiatria commerciale, i cui investimenti in attrezzature e impianti hanno avuto un discreto peso nel corso del 2012.
Anche l'Implantologia e l'Ortodonzia, stando ai primi segnali hanno subito una riduzione.

Come ogni anno per UNIDI state realizzando l’Analisi di settore che presenterete durante il Congresso degli Amici di Brugg del maggio prossimo. Ha già qualche dato che può anticipare?

Dal panel di distributori e di fabbricanti cooperanti con Key-Stone, notiamo un calo complessivo intorno al 2-3% per i prodotti di consumo. L'entità precisa la conosceremo a ricerca UNIDI conclusa. In ogni caso i prodotti di uso quotidiano, come ad esempio il monouso, l'anestetico, la disinfezione, ma anche in generale cementi, compositi, ecc. hanno quindi avuto un calo ma abbastanza contenuto. Anche i prodotti del laboratorio hanno quest'anno risentito in modo abbastanza contenuto del calo, ma la recessione del mercato del laboratorio affligge il settore da qualche anno, ed è un lieve calo, un nuovo "segno meno" in un settore già in depressione.
Sempre per ciò che riguarda i prodotti si assiste ad una riduzione soprattutto del "semi durevole" come lo strumentario manuale e rotante, ma ciò è coerente con le politiche di maggior rigore intraprese da molti dentisti.
Nelle apparecchiature il calo - secondo le prime proiezioni - supera il 15%. All'interno poi di questo comparto c'è una forte eterogeneità tra le nuove tecnologie, in particolare la radiologia digitale - che sostanzialmente mantiene le sue posizioni - e le attrezzature classiche con in testa i Riuniti e gli Arredi, che per alcuni fabbricanti hanno cali anche intorno al 30%.

Dalla sua esperienza e dai dati in vostro possesso, come sarà il 2013 appena cominciato dal punto di vista merceologico? Quali saranno le sfide per l'industria italiana del settore dentale?
Innanzi tutto occorre ribadire che i dati precedentemente esposti riguardano il mercato italiano, cioè la domanda interna, e non l'Industria Italiana che - fortunatamente - è sempre più orientata ai mercati esteri, mantenendo una rinnovata vocazione all'esportazione.
Proprio in considerazione di quanto indicato all'inizio di questa conversazione, ci sono paesi nei quali i sistemi assistenziali e assicurativi hanno contenuto la potenziale riduzione della domanda, ed in queste nazioni il mercato si è sviluppato in modo fisiologico, ci sono poi aree extra europee di forte potenzialità e dinamicità, dove i nostri fabbricanti stanno trovando ottime opportunità di radicamento e crescita.
Non abbiamo ancora sufficienti dati per misurare le dinamiche dell'Industria, che sta comunque partecipando in modo molto attivo allo Studio UNIDI, ma è probabile che il fenomeno misurato nel 2012, di maggior peso dell'Export venga riconfermato. Questa è peraltro una tendenza coerente con quanto sta avvenendo nel comparto manifatturiero italiano nel suo complesso, così come documentato dagli ultimi Rapporti Annuali Istat.
Per il 2013 non abbiamo previsioni poiché è l'incertezza - anche politica - a prevalere in questo momento.

 

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